giovedì, 26 novembre 2009
IL GOVERNATORE
Bassolino: «Sui rifiuti contro di me
c'è stata una specie di fuoco amico»

«Il centrodestra non ha avuto mai lo "sfizio" di battermi
Il Pd è nato tardi. Contraddittoria l'alleanza con Idv»


NAPOLI - Dai fiuti alle alleanze alle sfide con il centrodestra, alla decisione di non ripresentarsi . Bassolino giunto alla fine del suo mandato di presidente della Regione si «confessa» in un forum presso una agenzia di stampa.

«Noi avemmo un partito del "no" trasversale - ha sostenuto Bassolino rispondendo a una delle domande - e forte fatto da esponenti del centrodestra ma anche esponenti del centrosinistra. E a volte il partito del "no" si schierava contro ogni parte del ciclo integrato dei rifiuti: le discariche, l’impianto di Acerra, Bertolaso fu costretto a dimettersi perchè non era riuscito a far passare indicazione essenziali nella maggioranza di centrosinistra. C'erano difficoltà visto che ha «sempre avuto la percezione che servivano decisioni più drastiche ma adottarle era reso difficile dall’eterogeneità della maggioranza di centrosinistra».

«Lo dico - ha aggiunto - essendomi io assunto i miei oneri ed essendo stata scaricata su di me tutta la responsabilità. Sembrava che non ci fossero amministratori pubblici. C’era solo chi scappava da una parte, chi si metteva la fascia di sindaco. Sindaci, presidenti di Provincia, sottosegretari sembravano fossero tutti su un altro pianeta. Io ho scelto la linea della collaborazione istituzionale, sia quando al governo era Prodi sia quando è andato al governo Berlusconi». Poi ha chiosato sul caso Palermo che sta avendo meno enfasi e allarmismo. «Mi sembra evidente e impressionante la differenza tra l’attenzione pubblica che c’è stata su vicenda campana e quella ora verso la Sicilia. Basta aprire il giornali per capirlo Lo ha detto il governatore della Campania, Antonio Bassolino, nel corso di un Forum all'Ansa, parlando dell’emergenza rifiuti in Campania dei mesi scorsi.

E poi sulle imminenti regionali: «Spero che si lavori alle prossime elezioni perché ci siano due buoni candidati: sia per il Pd e che per il Pdl». Poi ha ribadito per l'ennesima volta che non ha intenzione di ricandidarsi anche perché «in Campania ci siano più nomi attorno a cui ragionare e decidere in modo collegiale. E la partita, almeno per il Pd non è chiusa in partenza» per il Pd, ha aggiunto. Ma su una sua eventuale ricandidatura ha aggiunto che in molti momenti si è sentito come un parafulmine e anche da Roma hanno dato giudizi su di lui. «Non mi ricandido però perchè già in passato mi ero ripromesso che avrei detto stop». E questa decisione la mantiene anche se i sondaggi lo indicano come il candidato più forte del centrosinistra.»

«Il centrodestra non si è mai preso lo sfizio di battermi». Ha affermato con un senso di orgoglio Bassolino che ha sottolineato anche che l’ «antiberlusconismo ideologico è sbagliato e controproducente» e «chi di noi sta nelle istituzioni locali non deve porsi in una linea di contrasto pregiudiziale con il governo, ma di collaborazione: è con questa linea che noi abbiamo sempre vinto».

Infine sul Pd, Bassolino ha affermato che doveva nascere ben prima, già quando c'era la «stagione dei sindaci», ma ora il Pd per le alleanze «deve guardare alle forze più responsabili che si pongono il problema del governo e alle forze di centro. Dobbiamo muoverci in una prospettiva bipolare: sarebbe un male per il Paese tornare ad altri schemi. Si deve cambiare la legge elettorale, dobbiamo andare oltre due esperienze che non hanno retto: oltre l’Unione e la scelta di un’alleanza Pd e Italia dei valori, che è sono state entrambe contraddittorie».

Vi. Fa
26 novembre 2009
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Corriere del Mezzogiorno
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categoria:bassolino, pd , munnezza, idv , pdl
lunedì, 09 novembre 2009
La camorra alla conquista
dei partiti in Campania


Per i clan la sola differenza è tra uomini avvicinabili, uomini "loro", e i pochi politici che non lo sono. Se la politica non vuole essere una stampella di un'altra gestione del potere, deve correre ai ripari.
ROBERTO SAVIANO

Quando un'organizzazione può decidere del destino di un partito controllandone le tessere, quando può pesare sulla presidenza di una Regione, quando può infiltrarsi con assoluta dimestichezza e altrettanta noncuranza in opposizione e maggioranza, quando può decidere le sorti di quasi sei milioni di cittadini, non ci troviamo di fronte a un'emergenza, a un'anomalia, a un "caso Campania". Ma al cospetto di una presa di potere già avvenuta della quale ora riusciamo semplicemente a mettere insieme alcuni segni e sintomi palesi.

Sembra persino riduttivo il ricorso alla tradizionale metafora del cancro: utile, forse, soprattutto per mostrare il meccanismo parassitario con cui avviene l'occupazione dello Stato democratico da parte di un sistema affaristico-politico-mafioso. Ora che le organizzazioni criminali decidono gli equilibri politici, è la politica ad essere chiamata a dare una risposta immediata e netta. Nicola Cosentino, attuale sottosegretario all'Economia e coordinatore del Pdl in Campania, fino a qualche giorno fa era l'indiscusso candidato alla presidenza della Regione. Nicola Cosentino, detto "o'mericano", è stato indicato da cinque pentiti come uomo organico agli interessi dei Casalesi: tra le deposizioni figurano quelle di Carmine Schiavone, cugino di Sandokan, nonché di Dario de Simone, altro ex capo ma soprattutto uno dei pentiti che si sono rivelati fra i più affidabili al processo Spartacus.

Per ora non ci sono cause pendenti sulla sua testa e le dichiarazioni dei collaboratori di giustizia sono al vaglio della magistratura. Nicola Cosentino si difende affermando di non poter essere accusato della sua nascita a Casal di Principe, né dei legami stretti anni fa da alcuni suoi familiari con esponenti del clan. Però da parte sua sono sempre mancate inequivocabili prese di distanza e questo, in un territorio come quello casertano, sarebbe già stato sufficiente per tenere sotto stretta sorveglianza la sua carriera politica. Invece l'ascesa di Cosentino non ha trovato ostacoli: da coordinatore provinciale a coordinatore regionale, da candidato alla Provincia di Caserta a sottosegretario dell'attuale governo. E solo ora che aspira alla carica di Governatore, finalmente qualcuno si sveglia e si chiede: chi è Nicola Cosentino? Perché solo ora si accorgono che non è idoneo come presidente di regione?

Perché si è permesso che l'unico sviluppo di questi territori fosse costruire mastodontici centri commerciali (tra cui il Centro Campania, uno dei più grandi al mondo) che sistematicamente andavano ad ingrassare gli affari dei clan. Come ha dichiarato il capo dell'antimafia di Napoli Cafiero de Raho "è stato accertato che sarebbe stato imposto non solo il pagamento di tangenti per 450 mila euro (per ogni lavoro ndr) ma anche l'affidamento di subappalti in favore di ditte segnalate da Pasquale Zagaria". Lo stesso è accaduto con Ikea, che come denunciato al Senato nel 2004 è sorto su un terreno già confiscato al capocamorra Magliulo Vincenzo, e viene dallo Stato ceduto ad una azienda legata ai clan. Nulla può muoversi se il cemento dei clan non benedice ogni lavoro.

Secondo Gaetano Vassallo, il pentito dei rifiuti facente parte della fazione Bidognetti, Cosentino insieme a Luigi Cesaro, altro parlamentare Pdl assai potente, in zona controllava per il clan il consorzio Eco4, ossia la parte "semilegale" del business dell'immondizia che ha già chiesto il tributo di sangue di una vittima eccellente: Michele Orsi, uno dei fratelli che gestivano il consorzio, viene freddato a giugno dell'anno scorso in centro a Casal di Principe, poco prima che fosse chiamato a testimoniare a un processo. Il consorzio operava in tutto il basso casertano sino all'area di Mondragone dove sarebbe invece - sempre secondo il pentito Gaetano Vassallo - Cosimo Chianese, il fedelissimo di Mario Landolfi, ex uomo di An, a curare gli interessi del clan La Torre. Interessi che riguardano da un lato ciò che fa girare il danaro: tangenti e subappalti, nonché la prassi di sversare rifiuti tossici in discariche destinate a rifiuti urbani, finendo per rivestire di un osceno manto legale l'avvelenamento sistematico campano incominciato a partire dagli anni Novanta. Dall'altro lato assunzioni che garantiscono voti ossia stabilizzano il consenso e il potere politico.

Districare i piani è quasi impossibile, così come è impossibile trovare le differenze tra economia legale e economia criminale, distinguere il profilo di un costruttore legato ai clan ed un costruttore indipendente e pulito. Ed è impossibile distinguere fra destra e sinistra perché per i clan la sola differenza è quella che passa tra uomini avvicinabili, ovvero uomini "loro", e i pochi, troppo pochi e sempre troppo deboli esponenti politici che non lo sono. E, infine, è pura illusione pensare che possa esistere una gestione clientelare "vecchia maniera", ossia fondata certo su favori elargiti su larga scala, ma aliena dalla contaminazione con la camorra. Per quanto Clemente Mastella possa dichiarare: "Io non ho nessuna attinenza con i clan e vivo in una provincia dove questo fenomeno non c'è, o almeno non c'era fino a poco fa", sta di fatto che un filone dell'inchiesta sullo scandalo che ha investito lui, la sua famiglia e il suo partito sia ora al vaglio dell'Antimafia. I pubblici ministeri starebbero indagando sul business connesso alla tutela ambientale; si ipotizza il coinvolgimento oltre che degli stessi Casalesi anche del clan Belforte di Marcianise. Il tramite di queste operazioni sarebbe Nicola Ferraro, anch'egli nativo di Casal di Principe, consigliere regionale dell'Udeur, nonché segretario del partito in Campania. Di Ferraro, imprenditore nel settore dei rifiuti, va ricordato che alla sua azienda fu negato il certificato antimafia; ciò non gli ha impedito di fare carriera in politica. E questo è un fatto.

Di nuovo, non è l'aspetto folkloristico, la Porsche Cayenne comprata dal figlio di Mastella Pellegrino da un concessionario marcianisano attualmente detenuto al 416-bis, a dover attirare l'attenzione. L'aspetto più importante è vedere cos'è stato il sistema Mastella - un sistema che per trent'anni ha rappresentato la continuità della politica feudale meridionale - e che cosa è divenuto. Oggi, persino se le indagini giudiziarie dovessero dare esiti diversi, non si può fingere di non vedere che Ceppaloni confina con Casal di Principe o vi si sovrappone. E il nome di Casale qui non ha valenza solo simbolica, ma è richiamo preciso alla più potente, meglio organizzata e meglio diversificata organizzazione criminale della regione.

Per la camorra - abbiamo detto - destra e sinistra non esistono. Il Pd dovrebbe chiedersi, ad esempio, come è possibile che in un solo pomeriggio a Napoli aderiscano in seimila. Chi sono tutti quei nuovi iscritti, chi li ha raccolti, chi li ha mandati a fare incetta di tessere? Da chi è formata la base di un partito che a Napoli e provincia conta circa 60.000 tesserati, 10.000 in provincia di Caserta, 12.000 in quella di Salerno, 6.000 ciascuno nelle restanti province di Avellino e Benevento? Chiedersi se è normale che il solo casertano abbia più iscritti dell'intera Lombardia, se non sia curioso che in alcuni comuni alle recenti elezioni provinciali, i voti effettivamente espressi in favore del partito erano inferiori al numero delle tessere. Perché la dirigenza del Pd non è intervenuta subito su questo scandalo?

Che razza di militanti sono quelli che non vanno a votare, o meglio: vanno a votare solo laddove il loro voto serve? E quel che serve, probabilmente, è il voto alle primarie, soprattutto nella prima ipotesi che fosse accessibile solo ai membri tesserati. Questo è il sospetto sempre più forte, mentre altri fatti sono certezza. Come la morte di Gino Tommasino, consigliere comunale Pd di Castellammare di Stabia, ucciso nel febbraio dell'anno scorso da un commando di cui faceva parte anche un suo compagno di partito. O la presenza al matrimonio della nipote del ex boss Carmine Alfieri del sindaco di Pompei Claudio d'Alessio.

L'unica cosa da fare è azzerare tutto. Azzerare le dirigenze, interrompere i processi di selezione in corso, sia per la candidatura alla Regione che per le primarie del Pd, all'occorrenza invalidare i risultati. Non è più pensabile lasciare la politica in mano a chi la svende a interessi criminali o feudali. Non basta più affidare il risanamento di questa situazione all'azione del potere giudiziario. Non basterebbe neppure in un Paese in cui la magistratura non fosse al centro di polemiche e i tempi della giustizia non fossero lunghi come nel nostro. È la politica, solo la politica che deve assumersi la responsabilità dei danni che ha creato. Azzerare e non ricandidare più tutti quei politici divenuti potenti non sulle idee, non su carisma, non sui progetti ma sulle clientele, sul talento di riuscire a spartire posti e quindi ricevere voti.

Mentre la politica si disinteressava della mafia, la mafia si è interessata alla politica cooptandola sistematicamente. Ieri a Casapesenna, il paese di Michele Zagaria, è morto un uomo, un politico, il cui nome non è mai uscito dalle cronache locali. Si chiamava Antonio Cangiano, nel 1988 era vicesindaco e si rifiutò di far vincere un appalto a un'impresa legata al clan. Per questo gli tesero un agguato. Lo colpirono alla schiena, da dietro, in quattro, in piazza: non per ucciderlo ma solo per immobilizzarlo, paralizzarlo. Tonino Cangiano ha vissuto ventun'anni su una sedia a rotelle, ma non si è mai piegato. Non si è nemmeno perso d'animo quando tre anni fa coloro che riteneva responsabili di quel supplizio sono stati assolti per insufficienza di prove.

Se la politica, persino la peggiore, non vuole rassegnarsi ad essere mero simulacro, semplice stampella di un'altra gestione del potere, è ora che corra drasticamente ai ripari. Per mero istinto di sopravvivenza, ancora prima che per "questione morale". Non è impossibile. O testimonia l'immagine emblematica e reale di Tonino che negli anni aveva dovuto subire numerosi e dolorosi interventi terminati con l'amputazione delle gambe, un corpo dimezzato, ma il cui pensiero, la cui parola, la cui voglia di lottare continuava a prendersi ogni libertà di movimento. Un uomo senza gambe che cammina dritto e libero, questo è oggi il contrario di ciò che rappresentano il Sud e la Campania. È ciò da cui si dovrebbe finalmente ricominciare.

© 2009 Roberto Saviano. Published by arrangement with Roberto Santachiara Literary Agency
lunedì, 09 novembre 2009
Bufera Cosentino, richiesta d'arresto alla Camera

Inoltrata dalla Procura di Napoli alla giunta per le autorizzazioni a procedere di Montecitorio


NAPOLI - La richiesta di misura cautelare per il sottosegretario all'Economia, Nicola Cosentino, sarebbe stata firmata e inoltrata alla Camera dei deputati per ottenere l'autorizzazione a procedere. Non è dato sapere, ora, se la misura riguarda la custodia cautelare in carcere o ai domiciliari. La notizia è trapelata oggi in ambienti giudiziari, anche se i magistrati titolari dell’inchiesta si sono rifiutati tutti di confermare l’indiscrezione.

CANDIDATO PDL - Cosentino risulta indagato per presunti contatti con il clan dei Casalesi nell’ambito di un procedimento scaturito dalle rivelazioni di alcuni collaboratori di giustizia. Nicola Cosentino, ricordiamolo, è il candidato in pectore del Pdl per le elezioni regionali della Campania.

IL GIP - La misura cautelare sarebbe stata emessa dal gip Raffaele Piccirillo, su richiesta dei pm Alessandro Milita e Giuseppe Narducci. Da indiscrezioni, i magistrati ipotizzerebbero a carico di Cosentino un concorso esterno in associazione camorristica. Trattandosi di un deputato, il gip - come stabilisce la legge - ha disposto la notifica dell’ordinanza al Presidente della Camera, con richiesta di autorizzazione all’esecuzione del provvedimento. La documentazione sarà poi inviata alla giunta per le autorizzazioni a procedere di Montecitorio, che dovrà formulare una proposta per l’Aula. La posizione di altri indagati coinvolti nello stesso procedimento, sui quali pendono richieste di misure cautelari, sarebbe stata stralciata.

L'AVVOCATO - Il legale di Cosentino, Stefano Montone, si è recato dal procuratore Giovandomenico Lepore e dal gip Piccirillo. Il penalista negli ultimi tempi aveva informato i magistrati che Cosentino era disponibile a presentarsi per dichiarazioni spontanee o per rendere interrogatorio, ma gli inquirenti - ha spiegato il legale - non hanno ritenuto di dover accogliere tali richieste.

LA SOLIDARIETA' DEL PDL CAMPANO - Il Popolo della libertà della Campania, in una nota, «esprime fraterna solidarietà all’onorevole Nicola Cosentino, nella convinzione che presto si dimostrerà l’assoluta estraneità del coordinatore regionale del Pdl, dalle ipotesi di reato contestategli». «Resta inteso - conclude la nota - che il Popolo della libertà della Campania non consentirà alcuna strumentalizzazione politica dell’iniziativa intrapresa dalla magistratura».


09 novembre 2009
Corriere del Mezzogiorno
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categoria:giustizia, campania, gomorra, pdl
lunedì, 09 novembre 2009
i comuni sciolti per infiltrazioni mafiosa !

ascoltate...

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categoria:camorra, gomorra
lunedì, 09 novembre 2009
Diciamo (e facciamo) qualcosa di destra: liste "pulite" alle Regionali

Una vecchia canzone del Bagaglino era intitolata al “Coraggio di dire di no”. Un coraggio che la politica dovrebbe riscoprire alla vigilia delle candidature per le regionali. Ne ha parlato Gianfranco Fini al Premio Borsellino («Bisogna avere la forza di dire ''Io quel signore non lo voglio candidato perche' magari è portatore di interessi che non hanno nulla a che vedere con gli interessi generali della collettivita"») mentre dall’area dell’ex-An è arrivata la richiesta di un codice etico bipartisan, che sottoponga al vaglio dell’Antimafia le candidature. Non solo per una scelta di legalità e moralizzazione, ma anche per evitare una campagna elettorale tutta giocata sulla questione morale anziché sulla proposta politica.

Il Secolo d'Italia
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categoria:politica, an
giovedì, 05 novembre 2009
 da gomorra (saviano) i coinvolgimenti del pd con la camorra è fatto acclarato...
ed io direi (purtroppo) di vasti strati della politica campana !
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categoria:gomorra
venerdì, 23 ottobre 2009
INTERVISTA   |   di Francesca Pilla - NAPOLI
LAMBERTI Udeur inquinato dalla camorra
«La politica campana è un sistema criminale»
«In Campania non c'è una questione morale, ma criminale. I rapporti tra politica e camorra sono documentati, basta andare a controllare il numero di comuni sciolti per infiltrazione mafiosa, si tratta di una condizione bipartisan dove figurano  [...]

Il Manifesto
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venerdì, 23 ottobre 2009
bassolino
cozzolino
cascetta (vanoli, cesarano)

taglialatela
rivelllini

mastella
lonardo

romeo

mautone
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venerdì, 23 ottobre 2009
Nato ad Afragola il 20 marzo 1947, Antonio Bassolino inizia giovanissimo la sua carriera politica iscrivendosi a 17 anni al Partito Comunista Italiano.

Eletto consigliere regionale nel 1970, dal 1971 al 1975 è segretario della federazione di Avellino.

L'anno successivo, nel 1976, viene eletto segretario regionale, incarico che coprirà fino al 1983.

Parallelamente all'attività politica in regione, si fa strada anche a Botteghe Oscure: nel 1972 entra nel Comitato Centrale del partito; nel 1979 nella direzione regionale; nel 1980 è nominato responsabile della commissione per il Mezzogiorno.

Nel 1987 è eletto parlamentare alla Camera nel collegio di Catanzaro ed è nominato membro della Commissione Parlamentare per il Lavoro.

Tre anni dopo gli viene affidata la Commissione Mass Media. Al congresso di Rimini del 1992 svolge un importante ruolo di conciliazione tra avversari e sostenitori del passaggio dal Pci al Pds. Nello stesso anno ottiene il secondo mandato alla Camera ed entra a far parte della Commissione parlamentare Commercio e Turismo.

Nel 1993 è inviato dal partito a Napoli come commissario della federazione per seguire gli scandali di Tangentopoli. Nel dicembre dello stesso anno è eletto Sindaco della città con il 55,6 % dei voti, battendo al ballottaggio il principale avversario, Alessandra Mussolini. Gli anni della sindacatura di Bassolino a Napoli sono segnati da una forte rinascita sociale e culturale della città, tanto che la sua maggioranza è una delle poche a portare a termine il mandato.

Forte di questo successo, ottiene una massiccia riconferma nelle successive consultazione comunali, nelle quali Bassolino viene rieletto sindaco con il 72,9% dei voti al primo turno. L'anno dopo è nominato Ministro del Lavoro nel governo D'Alema; carica che però lascia nel 1999 per concentrarsi su Napoli.

Nel 2000 lascia Palazzo San Giacomo e si candida per le elezioni regionali. Viene eletto Presidente della Regione Campania con il 54,3% dei voti. Il 2005 è l'anno della ricandidatura alle elezioni regionali: Bassolino viene rieletto con il 61,6% dei voti.

Ha ricevuto il premio "Gold star " dall'Associazione dei giornalisti europei per l'impegno politico e istituzionale profuso per la promozione turistica e culturale della città di Napoli.

Ha pubblicato i saggi "Mezzogiorno alla prova" (De Donato , 1980) e "La repubblica delle città" (Donzelli, 1996), oltre ad aver svolto attività pubblicistica focalizzata sui temi dell'occupazione, della lotta alla criminalità organizzata e dello sviluppo socio-economico del Mezzogiorno
postato da: skylight62 alle ore 20:14 | Permalink | commenti
categoria:bassolino
venerdì, 23 ottobre 2009
www.youtube.com/watch


bonifiche??????
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categoria:bonifiche